Trasferimento illegittimo del lavoratore a Roma

Il trasferimento del lavoratore indica una modifica definitiva del luogo di lavoro del dipendente, che può riguardare il singolo lavoratore (trasferimento individuale) oppure una serie di dipendenti.

Questo inoltre può essere disposto su richiesta del dipendente (e in tal caso non vi sono particolari vincoli o condizioni di legittimità) o per iniziativa del datore di lavoro.

Quando il trasferimento del lavoratore è illegittimo

Un dipendente può essere quindi trasferito solo a condizione che il datore di lavoro possa dimostrare la non utilità del dipendente nella sede di provenienza, la necessità di questo nella sede di destinazione, la sussistenza di ragioni per la scelta di quel dipendente rispetto ad altri con analoghe mansioni.

Se tali ragioni non sussistono, o non vengono a richiesta comunicate al dipendente, ci si trova in un caso di trasferimento illegittimo del lavoratore.

Impugnazione del trasferimento illegitto

Il dipendente che ritiene di essere stato vittima di un abuso da parte del datore, deve impugnare il trasferimento davanti al tribunale. Per l’impugnazione del trasferimento del lavoratore la legge prevede il termine di 60 giorni, a pena di decadenza, dalla ricezione della comunicazione di trasferimento; nel successivo termine di 180 giorni il lavoratore deve poi depositare il ricorso in tribunale.

Il rifiuto a presentarsi nella nuova sede, è ammesso come “autotutela”, solo per valide ragioni come ad esempio: la palese insussistenza di ragioni oggettive che giustificano il trasferimento, l’impossibilità di muoversi o di allontanarsi da un familiare portatore di handicap.

In questo caso, mentre prima (ex L. 104/92) era richiesta la convivenza nel medesimo domicilio tra lavoratore e portatore di handicap, la legge 8 marzo 2000 n. 53, elimina questo requisito ribadendo però la condizione dell'esclusività dell'assistenza.

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Limiti del trasferimento del lavoratore

Il trasferimento del lavoratore ad altra sede può essere attuato solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che, in caso di contestazione da parte del lavoratore, devono essere dimostrate dal datore di lavoro.

Ulteriori limiti al trasferimento sono: la temporaneità dei motivi ad esso relativi (le ragioni devono sussistere al momento e non dopo); le ragioni devono essere oggettive; deve sussistere un rapporto di causalità tra ragioni organizzative e lavoratore trasferito; il trasferimento deve essere finalizzato al miglior funzionamento dell’azienda.

Sono altresì ammesse le ipotesi di: trasferimento individuale del lavoratore per incompatibilità ambientale, in caso di litigi con i colleghi tali da incidere sull’ attività aziendale e sulla produzione.

Trasferimento del lavoratore oltre 50 km

L’Inps prevede che il dipendente possa avere accesso alla prestazione NASPI nelle ipotesi di risoluzione consensuale in seguito al rifiuto per il trasferimento del lavoratore oltre 50 km dalla propria residenza o oltre, e nell’ ipotesi di dimissioni per giusta causa a seguito del trasferimento del lavoratore.

Differente è il trasferimento temporaneo del lavoratore, in questo caso si parla di “trasferta” ed il lavoratore rimane comunque assegnato all’originario luogo di lavoro.

In questo caso lo spostamento temporaneo è presso un’altra località rispetto a quella in cui egli sta svolgendo la propria attività lavorativa. Il dipendente non può rifiutare la trasferta, salvo che non sia stata stabilita per ragioni ad esempio discriminatorie.

Trasferimento del dipendente: con o senza preavviso

Riguardo il trasferimento del lavoratore e il mancato preavviso, è la contrattazione collettiva a disciplinarne i termini; ad esempio per il trasferimento nel settore dell’industria va rispettato un preavviso di 20 giorni.

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